Allenarsi #1

PIN

Ma allenare il corpo a sopportare è facile, un’inezia. I primi sette giorni di quarantena sono stati terribili: ero nervoso, costantemente in ansia, i nervi pronti a scattare, la lingua affilata e la mente preda di un ottundimento fosco. Qualcosa in me si ribellava a quella forzatura. Ma qualcosa in me si ribella sempre, a ogni cambiamento. Ho riempito casa di statuette di Shiva che distrugge benché mi sia molto più congeniale Visnu che conserva. Così quando succede mi diverto a togliere al corpo tutto il resto: sono chiuso in casa, mangerò meno. Mangio meno, toglierò anche il fumo. Non fumo, toglierò anche l’alcol. Tolgo l’alcol, mi sveglierò un’ora prima dell’alba. Non è la prima volta che erigo fragilissime dighe a protezione di un bacino alluvionale fatto di insensatezze, ma è la privazione stessa a trasformarsi in dipendenza, il gioco lugubre degli asceti che non sanno meditare. Mi illudo di controllare il corpo, il peso, il respiro, perché in una sorta di pensiero magico questo controllo si trasferisca a tutto il resto. Mi succedeva giocando a scacchi, benché non sia mai stato bravo: quelle 64 caselle erano la vita e quello che succedeva lì dentro poteva essere controllato. Ora nessuno controlla niente e quando non avrò più nulla da togliere la diga crollerà e io ingrasserò, fumerò, berrò e mi sembrerà di non aver mai fatto nient’altro, mi convincerò di essere quello. Forse questa è l’unica guerra che ha senso combattere, l’unica che io ho sempre perso.

Ti potrebbe interessare
Giordano Bruno
Libro del Sole vince il Premio Comisso Under 35
I vivi abitano la stessa terra dei morti
Icona, pensaci tu

Leave Your Comments